Appena sotto il borgo di Capestrano presso le sorgenti del Tirino è stata scoperta nel 1934, e scavata di recente, la più famosa necropoli arcaica del territorio. Proprio da questo sito provengono il celebre "Guerriero" e la sua probabile figlia (o consorte) la Dama di Capestrano.

La necropoli era pertinente ad un vicino abitato protostorico, relativo all’età neolitica, che comprende una vastissima area posta a 298 metri sul livello del mare, compresa tra Capestrano - Capodacqua – Ofena, che ha prolungato la sua vita fino all'età imperiale (l’antica Aufinum).

La quantità e la qualità di reperti che vi sono stati rinvenuti testimoniano una presenza continua di insediamenti dal neolitico fino al periodo tardoantico (dal III al VI secolo d.C.); ciò che è venuto alla luce dalla terra delle campagne sotto Capestrano è una realtà raramente documentabile altrove con un’importanza storico-archeologica di soprendente interesse.

Lo stato di conoscenza del territorio risulta più confuso nel periodo  romano: alcuni studi arrivano ad immaginare una consistente città territorio dislocata con nuclei sparsi su tutta l'area e attraversata dal tracciato della via Claudia Nova che collegava la capitale dell’ impero romano alla costa adriatica.

Nella campagna di scavo condotta tra il settembre e il dicembre del 1934, insieme al Guerriero e alla Dama furono rinvenute una trentina di tombe, delle quali alcune ad incinerazione ed altre ad inumazione, databili le più antiche al V-IV sec. a.C., età del ferro.

A partire dall’anno 2012 l’Università degli Studi Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara ha avuto l’autorizzazione ad effettuare, in proprio, scavi nell’area archeologica, proseguendo le ricerche già iniziate nella campagna di ricerca del 2003 in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo.

Le indagini di scavo hanno identificato la presenza di una gradinata semicircolare posta su un pendio che può essere interpretata come cavea di un edificio che poteva servire come teatro o come luogo di adunanze pubbliche.

Il rinvenimento dei reperti funerari nella contrada "il Lago", (ad est dell'abitato sulla cima del Colle Sant’Antonino e sulle sue pendici) e la localizzazione di tombe che vanno dal VI sec. a.C. all'età imperiale (ad ovest dell'abitato) insieme ai tratti delle diverse cinta murarie, confermano l’esistenza di un unico ampio centro da identificare con l'antica Aufinum.

I reperti rinvenuti dalla ricognizione e i dati bibliografici sembrano indicare quindi tre fasi archeologiche:

  • VI-V sec. a.C. documentato dalla ricca necropoli del Guerriero di Capestrano;
  • IV-III sec. a.C. attestato dalle tombe con ceramica a vernice nera rinvenute anche all'interno dell'abitato;
  • I sec. a.C. Fino a tutta l'età imperiale (II sec. d.C.) testimoniato dal materiale epigrafico, da quello ceramico, con la presenza di materiale di importazione e dalle monete di vittoriani romani di fine II sec. a.C.

Gli scavi della necropoli di Capestrano e dell’antico e vasto sito della città di Aufinum, offrono la possibilità di perdere il senso del tempo, oppure, semplicemente, di ritrovarlo attraverso la rievocazione immaginaria delle diverse fasi storiche che hanno visto questa conca popolata ed operosa sin dai tempi più antichi.

Numerosi reperti rinvenuti nel area archeologica di Capestrano sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo.


Foto Direzione Generale Archeologia - archeologia.beniculturali.it

 

 

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